Non conoscevo lo stato d'animo di chi non vorrebbe mai che quel telefono squillasse, i mille volti di quel "qualcosa" di oscuro in grado di modificare così profondamente l'aspetto di chi hai vicino. Non conoscevo l'ansia, la paura, la silenziosa compassione per chi solo in quei momenti ti rendi conto di amare profondamente. Non conoscevo quei brevi momenti di tenerezza nei quali potersi scambiare una carezza, un sorriso, un saluto… Non conoscevo tutto questo, finché il mio amato papà ha dovuto affrontare, insieme a noi, quel lungo e doloroso percorso di una malattia non sempre controllabile, non sempre del tutto guaribile: la leucemia. Gli è stata diagnosticata alcuni mesi fa, ma a me sembra un'eternità. Come in un'incubatrice, se ne sta chiuso in una stanza, protetto dal mondo esterno…va e torna dall'ospedale fiducioso che questa volta sia l'ultima, fiducioso di poter finalmente riprendere quella vita che tanto ama, fatta di piccole cose ma che lui sa gustare fino in fondo… Ho quasi paura di abituarmi ai momenti difficili, ho paura del mio pensiero rivolto al Cielo, per chiedere semplicemente la sua pace, perché ciò può significare anche il non rivederlo più. E allora, quella canottiera che ho rubato dal suo armadio, che sempre indosso quando sta male, potrebbe non bastarmi più…. Non so quale sarà il nostro destino, so solo che questi momenti resteranno sempre impressi nella mia mente, mio padre è e sarà sempre una parte di me, una parte che non conoscevo e che un brutto male mi ha fatto conoscere, vivere e amare come mai avrei potuto immaginare.
Dignitosamente attoniti… è la sensazione che mi sembra prevalga in questo momento di difficoltà per tutti.