Ne « Le cose dell’amore» (ed. Feltrinelli, 2004, N.d.T), lei afferma che gli uomini e le donne amano in modo diverso. Perchè?
L’amore è relazione. Si costruisce su « io e te ». Naturalmente ed essenzialmente le donne si sdoppiano: il loro corpo è fatto per due, dato che può contenere in sé un bambino. Biologicamente e psicologicamente, esse si vivono, si pensano e si costruiscono in una modalità « doppia », e questa duplicità trova un’espressione naturale nella coppia.
Invece, l’uomo vive in « mono »: strutturalmente narcisista, rivolto su se stesso. Certo, crescendo, stringe dei legami, ma sono legami addizionali, esterni a sé. La capacità di amare è quindi intrinsecamente femminile. L’amore è un evento femminile.
Gli uomini possono però imparare ad amare?
Sì, purché si decidano ad accettare la propria componente femminile. La biologia e la psicanalisi concordano: la nostra identità integra sempre una parte dell’altro sesso. E’ questa parte che cambia tutto. Gli uomini che hanno un Io abbastanza forte sono capaci di convivere con il loro lato femminile serenamente e riescono a creare legami veri. Coloro che invece hanno un narcisismo barcollante e poca fiducia in se stessi, si sentono costretti a comportarsi ad ogni costo in modo virile. In queste condizioni, sono incapaci di ricevere l’altro e quindi di accogliere il sentimento d’amore. Non si impegnano mai a lungo e profondamente, collezionano le conquiste o scelgono donne sublimi, che servono solo a confermare la loro identità maschile. Non sono all’interno della relazione con l’altro.
Quando non accettano il loro lato femminile, gli uomini chiudono quindi la porta all’amore?
Esatto. Il lato femminile di sé è inconscio. E tutto quello che è inconscio è primitivo, sottoposto a pulsioni. Non c’è posto per il pensiero e per l’elaborazione. Gli uomini amano in modo assoluto, totalitario, addirittura infantile: l’amore, per loro, è retto dalla legge del « tutto o niente ». Questa debolezza di base a volte può provocare violenza. Non per niente, gli autori della maggior parte dei crimini passionali sono uomini. Impotenti davanti all’irruzione dei sentimenti, perdono la testa. Non posseggono il vocabolario dell’amore, quindi usano la forza fisica.
Perché vengono tanto stravolti dall’amore?
Perché questo sentimento presuppone uno sviluppo psichico che a loro manca. Abbiamo bisogno del linguaggio e del pensiero per esprimere l’amore e viverlo senza esserne sommersi. E’ il risultato di una serie di elaborazioni successive: la traduzione in parole ed immagini trasforma l’impulso originale, sessuale, in amore. Ora, anche qui, le donne sono più preparate degli uomini. Quando una bambina diventa adolescente, si costruisce come individuo a sé stante. Al contempo, la comparsa del ciclo mestruale la fa rientrare in una collettività, quella delle donne e delle future madri. Queste due soggettività si affronteranno: sarò madre o donna prima di tutto? Per risolvere questo dilemma, le adolescenti devono far lavorare la psiche: riflettere, pensare, trovare delle risposte… Non esiste un momento equivalente per gli uomini: il loro Io biologico e il loro Io psichico non si affrontano. E la psiche ha bisogno di conflitto per costruirsi… E l’amore, della psiche, per nascere.
Ogni volta che ti ritrovi nelle stesse dinamiche chiediti se il tuo passato ti sta tenendo in scacco...
al di là delle disquisizioni tecniche sarebbe stato bello avere un percorso più semplice con indicazioni chiare sulle differenze. le scuole di pensiero sono tante, ma la realtà quotidiana è che bisogna confrontarsi ogni giorno e un uomo dovrebbe essere uomo, non il vigliacco che appare.
Creo che la tesi sostenuta dal Professore sia molto interessante; ritengo davvero condivisibile le sue osservazioni...; una donna trova semplice amare gli altri, cosa di gran lunga più difficile credo sia per lei amare se stessa.
Sono estremamente suggestive del fatto che gli uomini non abbiano un atteggiamento "strutturalmente narcisista", come afferma sopra il prof. Galimberti, proprio le sue dichiarazioni, che esprimono un notevole apprezzamento nei confronti delle donne, a cui fanno riscontro alcune affermazioni davvero svilenti e degradanti nei confronti degli uomini.
Oggi è di moda parlar male del maschio, quasi fosse un qualcosa di meno rispetto alla donna. Ma vi invito a pensare alle conseguenze pesantissime che possono avere simili posizioni oltranziste.
Il Galimberti si permette di contraddire apoditticamente quanto la psicanalisi freudiana ha scoperto da tempo, fornendo ampie dimostrazioni, sul narcisismo femminile e sulla oggettualità della libido maschile. So che oggi la psicanalisi riceve continui attacchi e viene da taluni demonizzata, ma se si intende demolirla occorrono argomenti più convincenti delle guerre tra scuole o dei discorsi alla moda. Non mi riferisco nel caso specifico a U. Galimberti.